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	<title>BackBeat &#187; Altre notizie</title>
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	<description>La politica USA a suon di rock</description>
	<pubDate>Tue, 13 May 2008 15:48:03 +0000</pubDate>
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		<title>Il contro spionaggio della Burger King</title>
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		<pubDate>Mon, 12 May 2008 14:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[E’ solo l’ultima delle corporation americane pizzicate mentre controllava con mezzi illegali i propri dipendenti o gruppi esterni considerati scomodi. Regina del fast food a stelle strisce la Burger King corporation è finita questa settimana nell’occhio del ciclone per aver fatto pedinare e spiare i membri della Student-Farmworker Alliance (SFA) un’associazione statunitense che da anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ solo l’ultima delle corporation americane pizzicate mentre controllava con mezzi illegali i propri dipendenti o gruppi esterni considerati scomodi. Regina del fast food a stelle strisce la Burger King corporation è finita questa settimana nell’occhio del ciclone per aver fatto pedinare e spiare i membri della Student-Farmworker Alliance (SFA) un’associazione statunitense che da anni denuncia le condizioni dei lavoratori pagati dalla catena. Insieme ad altre organizzazioni la SFA promuove una campagna contro lo sfruttamento dei lavoratori migranti impiegati negli Stati Uniti per la raccolta dei pomodori che poi finiscono nei panini e nei tacos. “Ogni anno in Florida” denuncia l’associazione di studenti e contadini “migliaia di migranti vengono letteralmente schiavizzati, sotto il controllo di contractors che in alcuni casi non assicurano neanche la paga a fine lavoro”. Una condizione che riguarda anche altre note società e che ha recentemente spinto la McDonald corporation ad approvare un aumento in busta paga per i raccoglitori e controlli più severi contro gli episodi di schiavismo. Non così la Burger King, che di fronte al pericolo di un boicottaggio contro i suoi panini ha deciso di passare alle maniere forti. Grazie ai servizi della Diplomatic Tactical Services, una compagni di investigazioni privata, il re del panino è arrivato ad infiltrarsi nel gruppo di studenti pur di carpire i loro segreti e prevenire eventuali contestazioni. Il compito era stato affidato a Cara Schaffer, giovane leva della Tactical Service che è effettivamente entrata a far parte della SFA a partire di marzo. Una carriera da attivista finita ben presto, visto che nel giro di un mese la Schaffer è stata smascherata. “La Diplomatic Tactical Services ha lavorato con noi per anni nell’ambito della sicurezza” ha dichiarato uno dei responsabili della Burger King in un’intervista citata dal New York Times. “Proteggere i nostri impiegati e prevenire potenziali danni è un nostro diritto oltre che un dovere” ha aggiunto un altro pezzo grosso della catena.</p>
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		<title>C&#8217;è Exxon dietro l’ennesima bufala anti-climatica?</title>
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		<pubDate>Fri, 09 May 2008 11:29:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Cambiamenti climatici]]></category>

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		<description><![CDATA[ Si chiama Dannis T. Avery ed è uno dei più noti sostenitori della teoria che l’uomo non abbia nessuna responsabilità del cambiamento climatico. Membro del  Hudson Institute, centro di ricerca prezzolato dalle compagnie petrolifere, Avery sostiene che il surriscaldamento globale sia causato da un ciclo naturale e non dai gas a effetto serra derivati dall’uso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Si chiama Dannis T. Avery ed è uno dei più noti sostenitori della teoria che l’uomo non abbia nessuna responsabilità del cambiamento climatico. Membro del  Hudson Institute, centro di ricerca prezzolato dalle compagnie petrolifere, Avery sostiene che il surriscaldamento globale sia causato da un ciclo naturale e non dai gas a effetto serra derivati dall’uso dei combustibili fossili come il petrolio. Nel settembre del 2007 per dare forza alla sua teoria scrisse un articolo sostenendo che circa 500 scienziati erano della stessa opinione. A distanza di pochi mesi però la bufala è venuta alla luce grazie alla segnalazione su un blog. Uno dopo l’altro gli scienziati citati da Avery hanno negato di aver mai sostenuto tali teorie chiedendo di essere rimossi dalla lista.  “Quando ho visto il mio nome su quella lista sono rimasto scioccato… sono 20 anni che sostengo la tesi opposta!” scrive David Sugden, professore di geografia dell’università di Edimburgo. “Cancellate il mio nome!” gli fa eco Svante Bjorck dell’università svedese di Lund, “quello che avete fatto è contrario a qualsiasi principio etico”. Ma dalla Heartland Institute, che ha pubblicato l’articolo di Avery, non ne vogliono sapere. Secondo Joseph Bast, presidente dell’istituto, gli scienziati in questione “non hanno diritto né dal punto di vista etico né da quello legale di chiedere la rimozione dei loro nomi dalla bibliografia di un articolo sul quale non sono d’accordo”. L’Hudson Institute o chi per lui avrebbe invece il diritto di falsare i risultati di ricerche altrui per i propri fini politici.  In fondo, verrebbe da aggiungere, vengono pagati anche per questo. Secondo il gruppo di ricerca exxon secrets, tra il 1995 e il 2005, lo Hudson Institute ha ricevuto dalla sola Exxon Mobil almeno 25 mila dollari.</p>
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		<title>Il nuovo palazzo imperiale a Baghdad</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Apr 2008 11:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Cocco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Gli Stati Uniti non rinunceranno alla loro presenza in Iraq. E al di là delle dichiarazioni d’intenti lanciate in campagna elettorale, nulla sembra essere più indicativo della costruzione della gigantesca ambasciata americana a Baghdad.  27 diversi edifici, 619 appartamenti, campi da basket e una piscina olimpionica. Il 14 aprile scorso il Dipartimento di stato americano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><font face="Times New Roman">Gli Stati Uniti non rinunceranno alla loro presenza in Iraq. E al di là delle dichiarazioni d’intenti lanciate in campagna elettorale, nulla sembra essere più indicativo della costruzione della gigantesca ambasciata americana a Baghdad.  27 diversi edifici, 619 appartamenti, campi da basket e una piscina olimpionica. Il 14 aprile scorso il Dipartimento di stato americano ha dato la sua definitiva approvazione al mega progetto realizzato nella capitale irachena. Nonostante gli scandali sorti durante la realizzazione dell’enorme compuond l’opera è stata certificata con tanto di approvazione da parte di una squadra di specialisti indipendenti. “Siamo fieri del lavoro svolto e dei tempi record per la realizzazione dell’opera” ha dichiarato il responsabile del progetto Wadih Al Absi. Con un costo di 474 milioni di dollari e un’estensione di 104 acri di terra, l’ambasciata statunitense in Iraq è oggi la più grande al mondo.</p>
<p></font></p>
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		<title>LA VITA COMINCIA QUANDO LO DICE BUSH ?</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Mar 2008 08:59:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bianca Cerri</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Baby Girl Voigt era una bambina americana nata morta nel 1969 a causa delle percosse inflitte dal padre alla madre durante la gravidanza. L’uomo fu processato e condannato per i danni arrecati alla moglie ma non per la morte della bambina. I giudici dell’epoca sostennero che a livello giuridico un feto non può essere considerato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Baby Girl Voigt era una bambina americana nata morta nel 1969 a causa delle percosse inflitte dal padre alla madre durante la gravidanza. L’uomo fu processato e condannato per i danni arrecati alla moglie ma non per la morte della bambina. I giudici dell’epoca sostennero che a livello giuridico un feto non può essere considerato una persona a tutti gli effetti. <span id="more-509"></span></p>
<p>Nel 1978, la Commissione Americana per i Diritti Umani ha ritenuto invece eticamente corretto tirare in ballo la sacralità della vita ponendo sullo stesso piano delle creature viventi gli esseri ancora in embrione. Si trattò però più che altro di un’indicazione morale, senza alcun elemento giuridicamente vincolante. Nel 2004, George Bush ha invece firmato una legge, nota come Unborn Victims of Violence Act (Legge a favore delle vittime della violenza prima della nascita <em>ndr</em>) per mettere definitivamente fine alla discriminazione nei confronti del feto. Detto altrimenti: tra vita pre e post natale non esistono più limiti temporali e chiunque compia un’azione risultante nella perdita di un feto viene automaticamente accusato di omicidio volontario.</p>
<p>Oggi la legge è in vigore in 35 stati americani e 10 di questi l’hanno già inasprita più volte. Per gli antiaboristi, che avevano fatto fuoco e fiamme per ottenere la tutela <em>de jure</em> del feto nella speranza di farne un preludio all’abolizione dell’aborto, è stata una grande vittoria. Unico cruccio: in qualche stato l’accusa di omicidio scatta solo se la gravidanza ha già superato la 24° settimana.</p>
<p>Il dibattito sulla ragionevolezza di procedere d’ufficio contro i cosiddetti “fetal killers” è attualmente molto acceso. D’altra parte, se la stessa scienza ha ancora qualche difficoltà a stabilire un criterio in base al quale calcolare l’inizio della vita umana intesa come tale, figuriamoci se poteva riuscirci George Bush. Molti giudici si trovano così a dibattersi tra mille “se” e altrettanti “ma” ogni qualvolta sono chiamati a decidere la titolarità del feto sul piano giuridico. Unica eccezione, la Corte d’Appello del Texas, stato dove Bush ha lasciato un indelebile zampata nel codice penale durante i quattro anni di governatorato.</p>
<p>Ai nove giudici che la compongono spetta l’arduo compito di rivedere i casi di 14 distretti dove il tasso di criminalità è a dir poco stratosferico. Nonostante ciò, la vicenda di Erica Basoria e Gerardo Flores, 16 e 19 anni rispettivamente, è stata liquidata abbastanza in fretta. La coppia, che vive a Lufkin, una cittadina di 35.000 abitanti, filava da circa un anno quando la ragazza si era accorta di essere incinta. Un’ecografia rivelerà che si annunciava un parto gemellare.</p>
<p>Basoria e Flores, entrambi troppo giovani per assumersi la responsabilità di mettere al mondo un figlio e meno che mai due, avevano così deciso di comune accordo di interrompere la gravidanza. Ma per abortire in Texas ci vogliono soldi, che i due ragazzi non avevano, come non avevano l’autorizzazione dei genitori di lei, che essendo ancora minorenne, poteva abortire solo con il consenso dei genitori. La legge si basa infatti sul consenso paterno e materno ma nulla dice sull’eventualità che essi possano non condividere la scelta. Sia come sia, i due ragazzi non sapevano più cosa fare e intanto il tempo passava. Dopo la 20° settimana di gravidanza, termine ultimo consentito dalle leggi del Texas per l’interruzione volontaria di gravidanza, trovare un medico disposto ad aiutarli era diventata una missione impossibile.</p>
<p>Basoria e Flores avevano così concluso che l’unico modo per uscire dai guai fosse ricorrere ad un metodo empirico. Lui avrebbe colpito lei all’addome con tutta la forza possibile nella speranza di procurarle un aborto. Ma aver messo in atto il proposito, Basoria ebbe un’emorragia talmente imponente da costringere Flores a condurla presso il più vicino pronto soccorso. Il medico di guardia capì subito che la ragazza aveva tentato di abortire e denunciò il fatto alla magistratura. Da quel momento, per la giovane coppia cominciarono i guai.</p>
<p>Lei ha avuto il perdono giudiziario, ma per Flores la pubblica accusa voleva addirittura la pena capitale. Secondo la generica terminologia delle leggi del Texas infatti la sacralità della vita del feto supera di gran lunga quella dello status giuridico di persona e da ciò ne consegue il diritto per i procuratori di mettere in discussione la sopravvivenza di un imputato nonché i suoi diritti costituzionali. Attualmente, le madri che fanno uso di sostanze stupefacenti durante la gravidanza, ad esempio, possono essere arrestate a discrezione del giudice in base allo stesso principio.</p>
<p>Per Gerardo Flores, l processo si è concluso con la condanna all’ergastolo. Se non altro, avrà il discutibile onore di passare alla storia come primo americano condannato per omicidio capitale in base alle leggi che tutelano il feto. D’altra parte, quando un ordinamento giuridico ammette che nelle scuole si tengano lezioni sui benefici dell’assistenza sessuale e il governatore del Texas in persona continua a sostenere che il feto va tutelato sin dal concepimento, è già tanto che non l’abbiano giustiziato. L’avvocato di Flores aveva presentato ricorso adducendo come motivazione l’incostituzionalità di una sentenza basata su nozioni scientificamente opinabili ma la Corte d’Appello ha riconfermato l’ergastolo. Se tutto andrà bene, quando Flores avrà 59 anni potrà sperare nella libertà condizionata.</p>
<p>Non è rasserenante pensare che una legge possa condannare un ragazzo di 19 anni a trascorrere l’esistenza tra assassini incalliti e predatori di ogni tipo e natura avendo come casa i pochi soffocanti metri di una cella. Tagliato fuori dalla società, relegato in un mondo pazzesco, Flores scivolerà inevitabilmente sempre più giù, fino al fondo della fossa, come spesso accade alle tante anime persone che popolano le carceri. Sempre che il sale versato dalla legge sulle sue piaghe non lo uccida prima.</p>
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		<title>NY Times vs. Berlusca</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2008 08:52:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AMISnet</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Dopo il polemico editoriale di qualche giorno fa pubblicato dal prestigioso quotidiano britannico The Economist, oggi è toccato al New York Times sparare nuovamente a zero su un possibile, e ormai molto probabile, ritorno di Silvio Berlusconi alla guida del governo italiano. di Michele Paris 

 “La lunga ombra di Berlusconi getta apprensione sulla politica italiana”; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il polemico editoriale di qualche giorno fa pubblicato dal prestigioso quotidiano britannico The Economist, oggi è toccato al New York Times sparare nuovamente a zero su un possibile, e ormai molto probabile, ritorno di Silvio Berlusconi alla guida del governo italiano. di <a href="http://altrenotizie.org/" onclick="javascript:pageTracker._trackPageview ('/outbound/altrenotizie.org');">Michele Paris </a></p>
<p><span id="more-500"></span></p>
<p> “La lunga ombra di Berlusconi getta apprensione sulla politica italiana”; così si può tradurre il titolo del servizio proposto dall’autorevole testata newyorchese, il cui lunghissimo reportage di qualche settimana fa sul nostro paese aveva già suscitato enormi polemiche, a firma Ian Fisher ed Elisabetta Povoledo. Prendendo il via dalle impressioni raccolte di una proprietaria di una boutique nel centro di Roma, il pezzo tocca immediatamente uno dei punti centrali del successo politico berlusconiano, costruito sull’odio per la sinistra e sulla sua presunta affinità con il mondo della piccola impresa e del commercio. “È una persona arrogante. Colleziona una serie incredibile di brutte figure e, a 71 anni, è troppo vecchio. Inoltre ha poca cultura e nessuna classe, ma è meglio degli altri e il mio voto andrà a lui”, è il disarmante compendio di pregi e difetti del leader di Forza Italia esposto dalla voce di Silvia Tomassini per il New York Times. Nella campagna elettorale del 2001, Silvio Berlusconi, descritto dal giornale americano come l’uomo più ricco d’Italia, il re dei media nonché incontrastato leader politico del centro-destra, aveva messo a segno un eclatante successo facendo leva su una possibile prospettiva di cambiamento imponendosi con la sua immagine di imprenditore di successo e portatore di nuove speranze di fronte ad una classe politica inerte. Dopo cinque anni di governo berlusconiano però, secondo il New York Times, a tutti gli italiani dovrebbe essere chiaro ormai quello che li attende con un’eventuale nuova scelta a favore del centro-destra nelle prossime imminenti elezioni: non più una novità carica di promesse ma soltanto una opzione tra le poche a disposizione degli elettori nel desolante panorama politico italiano. E naturalmente una nuova polarizzazione delle posizioni pro e contro Berlusconi. Con l’aiuto di Eugenio Scalfari e Paolo Guzzanti, il New York Times cerca poi di illustrare ai propri lettori i motivi che stanno alla base dei sentimenti contrastanti suscitati, spesso contemporaneamente in quanti lo amano e in quanti lo odiano, dal tycoon di Arcore. Chi vede la sua presenza sulla scena politica come fumo negli occhi, e questa è chiaramente l’opinione anche degli autori dell’articolo e di molti che osservano le vicende del nostro paese dall’estero, continua a meravigliarsi di come gli italiani, dopo aver toccato con mano cosa rappresenti, possano ancora far ricadere la loro scelta su di lui dopo la caduta del governo Prodi. La lista delle critiche, secondo il quotidiano newyorchese, è molto lunga e può cominciare con la sua oratoria poco convenzionale (irresistibili le citazioni di sue frasi come “Sono il Gesù Cristo della politica”, pronunciata nel 2006, oppure “mi sacrifico per chiunque”) per finire, inevitabilmente, con le innumerevoli accuse di corruzione.</p>
<p>Il fondatore di La Repubblica ripercorre poi rapidamente i provvedimenti approvati dal precedente governo per sistemare gli interessi di Berlusconi ed aggiustare i suoi guai giudiziari fino alla recentissima sentenza di assoluzione nel processo a suo carico per il caso SME, dovuta esclusivamente alla depenalizzazione del reato di falso in bilancio avvenuta nel 2002. Dall’altro lato della barricata invece, i suoi sostenitori, anche se meno entusiasti di lui rispetto al passato, sembrano puntare sulla stabilità del precedente governo di centro-destra; un record di durata in Italia, fa notare sarcasticamente il New York Times, sia pure in un contesto di crescita economica pari a zero. “Non c’è nessun altro politico popolare quanto lui”, fa notare il senatore Guzzanti. “Berlusconi è odiato per le stesse ragioni che lo rendono amato: dice quello che pensa, tutt’ora non viene visto come un politico di professione, anche se è in politica ormai dal 1994, e le sue mosse sono sempre imprevedibili”. Il New York Times mette poi in guardia quanti danno per scontato il nuovo trionfo elettorale di Berlusconi e della sua coalizione, evidenziando quegli aspetti che rendono il contesto politico attuale considerevolmente diverso rispetto al 2001 e, soprattutto rispetto, al 1994. A cominciare dalla salute del padre-padrone di Forza Italia, al quale è stato impiantato un pace-maker nel 2006 in seguito ad un malore in pubblico, e dalla sua immagine sempre più bersaglio della satira (i capelli tinti e finti, la chirurgia plastica, il fondo tinta). Ma sono i rapporti interni alla coalizione a suscitare i maggiori dubbi dei giornalisti americani, i quali non esitano a sottolineare come le divisioni si siano ricomposte solo alla caduta del gabinetto Prodi e con il successo elettorale a portata di mano. I suoi alleati, descritti come mai pienamente fedeli, si sono ricompattati solo in queste settimane attorno alla sua figura, mettendo da parte le polemiche che avevano animato lo scorso autunno quando era fallita la spallata al governo. Sono i cambiamenti di posizione di Gianfranco Fini, in particolare, a provocare le critiche del più autorevole giornale d’oltreoceano. Puntualmente vengono riportate le frasi del Presidente di Alleanza Nazionale, il quale aveva sostenuto pubblicamente la sua rottura con Berlusconi (“una questione chiusa”; “al primo posto della sua scala di valori morali ci sono i propri interessi personali”) prima di fare candidamente marcia indietro.</p>
<p>A contendere la vittoria elettorale di Silvio Berlusconi ci sarà in primo luogo, anche secondo l’opinione del New York Times, Walter Veltroni, al quale vengono attribuiti alcuni punti di forza che potrebbero cambiare l’esito della consultazione, come la popolarità conquistata nella posizione di sindaco di Roma, la sua abilità di comunicatore e il fatto di avere quasi 20 anni di meno rispetto al suo avversario politico. Ma il pericolo maggiore, se esiste, sulla strada verso un nuovo governo Berlusconi, potrebbe venire da Berlusconi stesso e dalle sue precedenti scelte politiche, a cominciare dalla posizione che avranno i suoi enormi interessi nel prossimo futuro e da una legge elettorale approvata dalla sua stessa coalizione e che viene vista da ogni parte come portatrice di instabilità. Il pezzo del New York Times dedicato alla situazione politica italiana si chiude con le parole del disegnatore Emilio Giannelli, che fa notare come il vero problema per il nostro paese non sia tanto Berlusconi ma l’essere in presenza di un sistema bloccato che lascia ben pochi margini di scelta ai cittadini. In attesa di vedere sulla scena politica qualche faccia nuova con qualche nuova idea, nel breve periodo Giannelli dovrà accontentarsi di prendere di mira le nuove gaffes del prossimo presidente del Consiglio. Le occasioni non mancheranno di certo.</p>
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		<title>Primarie a Las Vegas, tra cuacus e bordelli</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jan 2008 10:19:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bianca Cerri</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Altre notizie]]></category>

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		<description><![CDATA[Le centinaia di signorine che lavorano nei bordelli nell’hinterland di Las Vegas, Reno e Carson City possono tirare un sospiro di sollievo. Il baraccone elettorale è ripartito e finalmente si torna al peccato, vera forza motrice dell’economia del Nevada. La vittoria del repubblicano Mitt Romney era in fondo prevedibile, visto che le lobbies del gioco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le centinaia di signorine che lavorano nei bordelli nell’hinterland di Las Vegas, Reno e Carson City possono tirare un sospiro di sollievo. Il baraccone elettorale è ripartito e finalmente si torna al peccato, vera forza motrice dell’economia del Nevada. La vittoria del repubblicano Mitt Romney era in fondo prevedibile, visto che le lobbies del gioco sono tra i principali finanziatori della sua campagna elettorale. Meno prevedibile quella di Hillary Clinton, che tirando gli ispanici e le donne dalla sua parte ha comunque sbaragliato gli avversari. L’ex- first lady ha nuovamente giocato sulla fragilità delle donne in politica, perennemente ostacolate dai colleghi maschi. Con milioni di dollari e un impressionante apparato propagandistico a disposizione, Clinton continua ogni tanto a tirare fuori i panni della donzella indifesa, vittima della prepotenza maschile. Pare che la tattica funzioni, ma forse non sarebbe stata sufficiente per vincere a Las Vegas se il destino non avesse offerto alla candidata democratica la possibilità di giocarsi un’altra carta sfruttando la coincidenza del voto con il decimo anniversario dell’affare Lewisnky.</p>
<p>Hillary Clinton, che non aveva mai accettato di parlare delle frustrazioni vissute a causa degli innumerevoli tradimenti del marito, ha deciso di farlo a poche ore dall’inizio dei caucus di Las Vegas in un’intervista concessa alla Fox, durante la quale ha persino difeso il marito che avrebbe continuato ad amarla nonostante tutto. Per non penalizzare troppo la propria immagine di candidata alla presidenza, Clinton ha cercato insomma di sfruttare l’affare Lewinsky quel tanto che le bastava per ramazzare su un numero di voti sufficienti per scongiurare una vittoria degli avversari commuovendo il pubblico. Barack Obama, che in Nevada veniva dato per favorito, ha dovuto accontentarsi del secondo posto.</p>
<p>Per John Edwards, le speranze di andare alla Casa Bianca sembrerebbero invece addirittura svanite del tutto. Con il 4% dei voti, l’ex-senatore della Carolina del Nord non potrà, obiettivamente, guardare molto lontano. Del resto, ci si erano messi in tanti a far fuori John Edwards, ad iniziare da Tom Donahue, presidente della Camera di Commercio, che l’otto gennaio scorso aveva avvertito dalla prima pagina del <em>Los Angeles Times</em> che non voleva più sentirlo parlare a favore dei derelitti o lo avrebbe schiacciato. Donahue è un uomo potente, al quale non piace essere sfidato e già quattro anni fa, quando Edwars fu scelto come probabile vice-presidente da John Kerry, aveva tentato di minargli il terreno.</p>
<p>Nel febbraio del 2007, John Edwards era finito nel mirino della Lega Cattolica per aver affidato il proprio blog elettorale a due collaboratrici sgradite alla Lega per le loro posizioni. L’otto febbraio 2007, il candidato democratico aveva risposto personalmente al presidente della Lega Cattolica che chiedeva l’allontanamento immediato delle due donne che non avrebbe permesso altre ingerenze nell’ambito della sua campagna né tollerato forme di linguaggio discriminatorie nei confronti dei suoi collaboratori.</p>
<p>Dopo la presa di posizione di Edwards, la Lega Cattolica non aveva più smesso di perseguitarlo. E’ probabile che dietro al tentativo di estromettere Edwards dalla corsa con una serie di articoli su una sua presunta relazione extra-coniugale apparsi sul <em>National Enquirer</em> in autunno ci sia la stessa mano. Edwards fu fotografato con un bambino tra le braccia che, secondo gli autori dell’inchiesta, sarebbe stato un figlio segreto nato dall’unione con la regista Rielle Hunter, già collaboratrice del senatore in passato. Sarà una coincidenza, ma tra gli azionisti del <em>National Enquirer</em> figura il nome di Roger Altman, amico fraterno dei Clinton oltre che consulente finanziaro della Casa Bianca negli anni in cui Bill era presidente.</p>
<p>Inutile dire che le compagnie assicurative, altra lobby potentissima negli Stati Uniti, si sono unite volentieri al boicottaggio nei confronti di Edwards, che da avvocato riuscì a far ottenere risarcimenti miliardari a molte vittime della negligenza dei medici. Infine, quando Edwards ha giurato che non ci sarebbero state più Guantanamo nel futuro degli americani sotto la sua presidenza e promesso che avrebbe picchettato le fabbriche assieme ai lavoratori per impedire che venissero licenziati, si è automaticamente tirato addosso un vero e proprio diluvio di fango. La notte prima del voto in Nevada, gli oppositori di Edwards sono andati di casa in casa per scoraggiare i suoi simpatizzanti dal votare per lui.</p>
<p>Krystal Hernandez, una signora che si apprestava a parlare agli elettori ancora indecisi, è stata praticamente estromessa dal caucus. “Quando ho cercato di parlare in favore di Edwards, i sostenitori di Obama hanno iniziato ad urlare per coprire il suono delle mie parole. La sera prima, avevo ricevuto la visita di quelli di Clinton che avevano tentato di farmi credere che Edwards stesse per ritirarsi e che avrei dovuto sostenere Hillary….infine, io e mio marito siamo stati costretti ad abbondare i nostri posti per spostarci nel settore di Obama. Una vergogna….Vorrei che il mondo sapesse che comunque vadano le cose Edwards ha tentato di alzare il velo sulla povertà in America, sulla giustizia sociale e sulle condizioni carcerarie. Ha preso le parti dei lavoratori e giurato battaglie contro chi li sfrutta…. A pensarci bene, come poteva fare il presidente degli Stati Uniti? ”, ha detto Hernandez. Già, come?</p>
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		<title>Primarie usa: Votami, stupido!</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jan 2008 15:39:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bianca Cerri</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Per gente pragmatica e poco amante della mondanità come quella del New Hampshire il caos delle primarie è una specie di influenza a scadenza quadriennale contro la quale con si può fare nulla, bisogna starsene a letto in attesa che passi. In genere, la percentuale dei votanti raggiunge a malapena il 40%, gli altri si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per gente pragmatica e poco amante della mondanità come quella del New Hampshire il caos delle primarie è una specie di influenza a scadenza quadriennale contro la quale con si può fare nulla, bisogna starsene a letto in attesa che passi. In genere, la percentuale dei votanti raggiunge a malapena il 40%, gli altri si chiudono in casa o nei bar e parlano di altri argomenti. Il NH appartiene geograficamente al New England, dove il clima freddo non pregiudica la vita sociale degli abitanti. Eppure, l’otto gennaio scorso, la percentuale dei votanti ha superato per la prima volta il 60%. <span id="more-493"></span>Il crociato anti-gay e predicatore battista Mike Huckabee non è riuscito a bissare il successo dell’Iowa: la vittoria repubblicana se l’è aggiudicata John McCain, che aveva già trionfato in New Hampshire nel 2000. Molto deluso Barack Obama, arrivato dall’Iowa vestito come un hip-hopper e con l’aria sicura di chi sa che sta andando incontro ad un nuovo trionfo. Con sorpresa di tutti è stata invece Hillary Clinton ad aggiudicarsi il voto democratico. Apparsa frastornata durante un dibattito televisivo solo poche ore prima, tanto da abbandonarsi ad un pianto catartico davanti alle telecamere, l’ex first lady pare abbia ora recuperato qualche speranza.</p>
<p>I media si sono gettati sul cedimento emotivo di Clinton come aquile su un agnello, arrivando a convocare degli esperti pur di capire come mai una donna tanto composta da far sospettare addirittura che sia rinchiusa all’interno di un’invisibile palla di vetro, abbia improvvisamente cambiato rotta, ma nessuno è riuscito a dare una spiegazione. Un grafologo ha timidamente avanzato l’ipotesi di uno stress dovuto ad una carenza ormonale, fenomeno per altro deducibile dalla firma della candidata democratica che tende a volgere verso il basso. Pensare che invece sarebbe bastato controllare le cronache del giorno per scoprire che il motivo della crisi era probabilmente legato alla notizia della condanna a sedici anni di carcere appena inflitta a Norman Hsu, uno dei principali finanziatori della campagna elettorale dell’ex-first lady. L’uomo, che si spacciava per banchiere, era in realtà un truffatore da operetta che sperava di assicurarsi un posto d’onore nei circoli politici di Washington versando milioni di dollari di dubbia provenienza al partito democratico in generale e ad Hillary in particolare. Costretto a darsi alla macchia in seguito ad un’inchiesta del <em>New York Times</em> era rimasto latitante fino allo scorso mese di settembre, quando la polizia lo aveva arrestato su un treno diretto verso il Colorado. Non è escluso che i Clinton possano trovarsi tra poco nell’imbarazzante posizione di dover spiegare perché abbiano mantenuto rapporti con un personaggio ricercato in tutta l’America per tutta la durata della sua latitanza..</p>
<p>Come se l’affare Hsu non bastasse, alla cena offerta dal partito democratico in New Hampshire, Hillary era stata sonoramente fischiata davanti a tremila persone. Furioso per la mancanza di rispetto nei confronti della moglie, Bill se l’è presa con i giornalisti, accusandolo di averle sabotato la campagna elettorale. E’ volata qualche parola di troppo e i giornalisti hanno accusato a loro volta l’ex-presidente di essere meno affidabile dei coloni che truffarono gli indiani prendendosi Manhattan in cambio di una manciata di perline. Per fortuna la calma è stata ripristinata dalle lacrime di Hillary, che dopo la vittoria ha subito ripreso il controllo di sé.</p>
<p>La sfida elettorale riprenderà il 15 gennaio in Michigan, “la terra delle belle acque”, altra chiave di volta della corsa verso la Casa Bianca. Intanto la campagna va avanti tra coreografie dei media, pronostici e vacue considerazioni. Meglio la moderata neutralità di Obama o l’amabile populismo stile Bob Kennedy di John Edwards? Riuscirà Bill Clinton a tenere chiusa la patta dei pantaloni fino al quattro novembre? C’è molta differenza tra un presidente nero e uomo e un presidente bianco e donna? Ai candidati piace di più il chewing con lo zucchero o quello senza?Rassegniamoci perché l’andazzo è questo. Fino al prossimo quattro novembre i giornalisti tireranno fuori le coreografie più incredibili pur di evitare gli argomenti concreti.</p>
<p>Mentre la carovana elettorale viaggia verso il Michigan, George Bush è andato in Israele per rassicurare gli amici israeliani che anche senza di lui potranno stare tranquilli. Tutti i candidati alla presidenza, a prescindere dal colore politico, prenderanno a calci la parola cambiamento per la quale i media sembrano avere una vera e propria ossessione.</p>
<p>Barack Obama, ad esempio, non fa che parlare di cambiamento, ma ha già dichiarato che se sarà eletto avvierà un piano di pace in Medio Oriente senza intaccare la sovranità di Israele. Il senatore dell’Illinois, che oggi appare come l’uomo nuovo della politica americana, ha già chiamato accanto a sé consiglieri come Anthony Lake, uno dei principali artefici della tragedia del popolo di Haiti, che sapranno insegnargli come si comporta un buon presidente degli Stati Uniti. Quanto ad Hillary, con un marito due volte presidente e<br />
un esercito di avvocati, lobbisti e burocrati di varia estrazione tra le conoscenze di famiglia, conosce già tutti i segreti della politica estera.</p>
<p>Intanto, il quattro gennaio scorso, senza che gli americani se ne accorgessero, un tribunale ha mandato assolti i marines che assassinarono a sangue freddo 25 civili nella città irachena di Haditha. Per la verità neppure i candidati se ne sono accorti, così come pare non si siano accorti della distruzione dei nastri della CIA che mostravano l’uso della tortura sui prigionieri nelle mani degli Stati Uniti. Ossessionati dalla ricerca di fondi elettorali e di voti, hanno continuato la loro marcia come se nulla fosse. Forse aveva ragione quel saggio che disse “se sai di non valere nulla, vai a Washington, ti accoglieranno a braccia aperte !! Se sai di non valere nulla, avrai sicuramente successo”.</p>
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		<title>Iowa, il Bel Paese</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jan 2008 21:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bianca Cerri</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[La baraonda giornalistica sulle primarie in Iowa rischia di far dimenticare che non saranno gli elettori ad esprimere le proprie preferenze ma i caucus, ovvero le assemblee popolari che decidono autonomamente quale candidato sostenere. Tanto per precisare: caucus non è una parolaccia, ma un termine pellirossa che indica appunto le assemblee distrettuali di partito. Secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La baraonda giornalistica sulle primarie in Iowa rischia di far dimenticare che non saranno gli elettori ad esprimere le proprie preferenze ma i caucus, ovvero le assemblee popolari che decidono autonomamente quale candidato sostenere. Tanto per precisare: caucus non è una parolaccia, ma un termine pellirossa che indica appunto le assemblee distrettuali di partito. Secondo alcuni non rappresentano un sistema democratico mentre altri sostengono che abbiano una loro utilità, la diatriba è aperta. Una cosa è sicura: da più di 50 anni le primarie rivestono un’importanza vitale nelle campagne elettorali USA. Non a caso, i candidati si sono gettati sull’Iowa come un’orda di lupi famelici. Il repubblicano Huckabee e il democratico Barack Obama sperano forse più degli altri di ripetere l’exploit di Jimmy Carter, che nel 1976 spiccò proprio dall’Iowa il grande salto verso la presidenza.</p>
<p>Nonostante i 14 gradi sottozero registrati durante la notte di Natale a Des Moines, i comizi e gli eventi pre-elettorali vanno avanti. Obama è rimasto nel suo quartier generale rinunciando persino a presenziare al funerale di uno dei suoi più cari amici pur di non lasciare l’Iowa e, a titolo cautelare, ha aumentato il numero di uomini della sua scorta. Il senatore dell’Illinois sa di essere tra i favoriti e non intende allentare la presa. Cinque giorni dopo, dovrà vedersela con l’elettorato del New Hampshire, altro stato dove nessuno vuole perdere. Quanto ad Hillary Clinton, le sue speranze di primeggiare strumentalizzando l’assassinio di Benazir Bhutto, sono andate perdute. John Edwars, che per scaraventare Clinton dal piedistallo non usa mezze misure, l’ha pubblicamente accusata di aver accettato milioni di dollari dai contractors, cosa per altro arcinota anche al pubblico.</p>
<p>Va detto che in uno Stato abitato da gente pratica ed operosa come l’Iowa, la voce querula di Clinton e gli slogans al limite della decenza (Turn up the heat, aumenta la temperatura <em>ndr</em> con lo stato sconvolto da tempeste di neve), sono sembrati quasi una parodia. I risultati sono stati disastrosi. L’ex-first lady, che si ostina a proporsi come una donna in carriera riuscendo solo ad apparire goffa ed antiquata, è finita in un vicolo cieco. Ma il vero problema di Clinton è che non tutti si fanno ingannare dal suo modo di dribblare le domande dirette. “Un bel regalo per tutti gli altri”, ha commentato un veterano delle campagne elettorali USA come Joe Trippi.</p>
<p>Trippi, che nonostante i vestiti da barbone, è una vera volpe della politica, è già saltato sul carro di John Edwards. In modo forse meno appariscente rispetto ad Obama, Edwards sta anche lui recuperando velocemente terreno. Battuto come vice-presidente di John Kerry nel 2004, è tornato alla ribalta molto più determinato di quattro anni fa. Tanto è vero che non ha esitato a denunciare la corruzione interna al Partito democratico pur sperando nella nomination.</p>
<p>La maggioranza democratica al Congresso, secondo Edwards, sarebbe stipendiata dalle case farmaceutiche e attualmente corrotta al punto di non-ritorno. La cosa, è bene dirlo, era nota da tempo, ma che a dirlo sia un aspirante alla presidenza del paese ha tutta l’aria di essere un atto di coraggio. A favore di Edwards ci sono anche l’opposizione alla continuità della missione militare in Iraq e le ammissioni sulle responsabilità americane nella distruzione di un paese da sempre considerato una delle culle della civiltà occidentale. E chissà che effetto avrà fatto agli iracheni sentirsi ripetere di aver distrutto la loro stessa società oltre ad essere costretti a fare da parafulmine per il bene degli americani.</p>
<p>Per quanto riguarda i repubblicani, Mike Huckabee sembra avere buone possibilità di primeggiare in Iowa. Il suo programma politico? Ricongiungere gli americani con Cristo. Se dipendesse da lui, Huckabee avrebbe già sostituito la scritta “inri” con i numeri 9 e 11. Peccato che negli anni in cui fu governatore dell’Arkansas si comportò più come un accalappiacani che come un cristiano, firmando un mandato di morte dopo l’altro. Oggi ha cambiato registro e accusa il suo successore di maltrattare i detenuti attualmente reclusi nelle carceri dell’Arkansas.</p>
<p>Tanto è vero che dopo aver visitato Guantanamo, Huckabee si è convinto che sarebbe opportuno trasferirli tutti laggiù, dove le condizioni sono “decisamente migliori”. Davanti ad una dichiarazione del genere, al povero cronista si pone un antico dilemma. Esiste veramente un modo per rendere presentabile la campagna elettorale negli Stati Uniti o conviene tirare a campare e fingere che sia solo una fiction come tante?</p>
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		<title>Bush scrive a Santa Claus</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Dec 2007 18:39:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bianca Cerri</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Caro Papà Natale, è George W. Bush che ti scrive, l’uomo più potente della terra ma molto affezionato alle vecchie tradizioni. Visto che le feste di fine anno si avvicinano, immagino tu stia già preparando il sacco con i doni da portare ai bambini. Io ho già fatto l’albero con gli addobbi natalizi alternando il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Papà Natale, è George W. Bush che ti scrive, l’uomo più potente della terra ma molto affezionato alle vecchie tradizioni. <span id="more-488"></span>Visto che le feste di fine anno si avvicinano, immagino tu stia già preparando il sacco con i doni da portare ai bambini. Io ho già fatto l’albero con gli addobbi natalizi alternando il nero della Blackwater alle sfere della Patriotshop, con l’omino di neve che sventola una bandiera americana. Ho anche preparato i regali per gli amici del Pentagono e di Israele. Tra missili terra-aria e bombardieri vari ho speso il classico occhio della testa, speriamo che servano almeno ad acchiappare un vero terrorista e non quei disgraziati di Guantanamo che finora mi hanno dato solo grattacapi. Ai marines ho regalato invece la bibbia con la copertina di alluminio, molto più resistente dei paperbacks che nelle zone di guerra sono poco indicati. Per renderla più bella, ci ho fatto incidere sopra la data dell’11 settembre, in modo che non dimentichino che l’America è sotto attacco e bisogna difenderla. E infine, ai ragazzi della CIA ho regalato un po’ di dischi da far ascoltare ai prigionieri per almeno ventiquattro ore continuate a tutto volume. Per la verità, loro avrebbero preferito farsi una week end in Europa come nel 2002 ma Cheney mi ha chiesto se non ero per caso diventato matto. Dobbiamo ancora finire di pagare il conto del Grand Melia di Palma di Majorca dove, con la scusa di rincorrere il Mullah Omar, sei uomini della CIA hanno pasteggiato a champagne per due settimane.</p>
<p>Avrei voluto regalare qualcosa anche ai bambini ma non avevo più soldi e poi so che ci penserai tu. A proposito, sperando di non offenderti vorrei darti qualche consiglio di ordine pratico. Per i maschietti avrei pensato al cecchino “Operazione Iraqi Freedom”, che ha anche la baionetta come i soldati veri. Per le bambine, c’è invece “Jennifer”, una soldatessa armata fino ai denti con tanti accessori. Ti prego, non ascoltare quelle lagne dei pacifisti che sconsigliano i giochi di guerra. I ragazzini vanno pazzi per le armi e un Natale senza fucili, pistole, granate o video-giochi in cui si vedono gli arabi saltare in aria potrebbe traumatizzarli. Pensa che anche i miei ragazzi, quelli che hanno liberato Fallujah, sognano di trovare sotto l’albero almeno il Monopoli “Forze Armate”. Si gioca in tre o quattro fingendo di acquistare armi potenti e di comandare l’esercito americano, il più efficiente che sia mai esistito al mondo. Un giocatore vende un carro armato e in cambio si prende un battaglione di marines, è molto eccitante. Lo consiglio anche per i bambini, chissà che tra una partita e l’altra non scoprano che fare la guardia ad una polveriera è infinitamente più divertente che drogarsi.</p>
<p>E poi l’industria delle armi giocattolo tira qualche milioncino di dollari l’anno, perciò ti prego di non deludermi. Anzi, fa in modo che anche i pargoletti più piccoli si adeguino alle tendenze del mercato. Per loro, la Blackwater ha realizzato i deliziosi orsetti in peluche con la T-shirt nera con il logo dell’agenzia. Ci sono anche le dolcissime tutine per pupi appena nati, rosa e celesti, sempre con il logo Blackwater. Per male che vada, da grandi diventeranno almeno mercenari.</p>
<p>Per i fratellini più grandi, ma anche per i papà, mi permetto di suggerire i video giochi della serie Kuma Wars. Sono talmente realistici che pare di essere veramente in guerra, c’è anche la battaglia di Fallujah, con tanto di case fatte a pezzi e rovine fumanti. Afghan Higlands è però il mio preferito. I giocatori si battono all’ultimo sangue con i talebani e con al qaeda nello stesso momento. Tanto si tratta di un gioco e non è che la gente sta lì a chiedersi perché i marines abbiano fino ad ora bombardato solo i civili. Anche l’esercito americano produce video-giochi destinati ai ragazzi che da grandi sperano di diventare eroi di guerra. I personaggi sono molto simili a dei veri militari, anche perché sono loro che li hanno realizzati a loro immagine e somiglianza. La missione del gioco è superare il durissimo addestramento e sfuggire al nemico. Si gioca da soli o in compagnia, ogni ragazzo può scegliere se arruolarsi nei marines o in un altro corpo. Pensa che per realizzare ogni gioco abbiamo speso 45 milioni di dollari, ma il divertimento è assicurato.</p>
<p>Ai papà che hanno tutto e comunque a tutti quelli che preferiscono acquistare per conto loro cravatte e calzini potrebbe far piacere ricevere un abbonamento annuale per il Golf Club di Kabul. La vita quotidiana in Afghanistan è molto creativa, i ristoranti sono chiusi ma i tanti cimiteri sparsi qua e la restano aperti per molte ore del giorno. Il campo da golf è un po’ brullo ma almeno le mine sono state tolte. Manca la Club House, al suo posto c’è una vecchia baracca militare. I caddies, ragazzi addetti al trasporto delle mazze, devono arrangiarsi con la custodia di un vecchio kalashnikov ma pazienza, prima o poi anche loro avranno le sacche in pelle di elefante che nei paesi capitalisti vanno a ruba anche se costano tremila l’euro l’una.</p>
<p>Per le mamme, dimentica quei terribili schiaccianoci che somigliano a Hillary Clinton o le t-shirt con la faccia di Obama. Povere donne, con i bambini da accudire e un marito brontolone non hanno mai un attimo di tempo. Sono sicuro che un robot-aspirapolvere sarà il regalo ideale. La versione “Verro”, ha anche le ruote e pulisce da solo la piscina, il giardino e la cuccia del cane. Pensa che lo hanno realizzato i tecnici del DARPA, l’agenzia americana per l’avanzamento tecnologico. Ci costa quattro miliardi di dollari l’anno ma produce cose incredibili: elmetti volanti, rigeneratori per far ricrescere i tentacoli dei polpi, macchine teleguidate, aerei a molla, tutte cose utilissime. Se la mamma viaggia spesso, il regalo giusto è sicuramente I-connect, altra meraviglia prodotta dal DARPA. Non perde di vista i bambini quando la mamma è lontana e permette di comunicare con il cane di casa anche se si è a mille chilometri di distanza. Noi usiamo il tipo industriale nei rastrellamenti e ai check-points, peccato che ogni tanto si blocchi e i soldati se ne accorgano solo dopo aver compiuto una strage ma che vuoi, sono inconvenienti che possono capitare.</p>
<p>Beh, io scappo, ho ancora una cartolina da mandare al mio amico AZZZ, ho scelto quella con la scritta “Bombardiamo l’Iran per la Pace”. E’ veramente bella, con l’esplosione nucleare in rosso su fondo bianco. Ma non sarà un po’ poco? Che dici, gli mando almeno un pandoro?</p>
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		<title>LA CROCE ROSSA A LUCI ROSSE</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Dec 2007 13:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bianca Cerri</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Mark Everson, presidente della Croce Rossa, ha rassegnato le dimissioni “per motivi personali” a soli sei mesi dalla nomina. Per la verità, è stato il direttivo a chiedere espressamente il suo allontanamento. Sia come sia, l’uscita di Everson è stata un brutto colpo per la Croce Rossa, già aspramente criticata per lo scarso impegno dimostrato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mark Everson, presidente della Croce Rossa, ha rassegnato le dimissioni “per motivi personali” a soli sei mesi dalla nomina. Per la verità, è stato il direttivo a chiedere espressamente il suo allontanamento. Sia come sia, l’uscita di Everson è stata un brutto colpo per la Croce Rossa, già aspramente criticata per lo scarso impegno dimostrato durante l’emergenza causata dal passaggio dell’uragano Katrina nel sud degli Stati Uniti. Per il momento, la presidenza è stata affidata al consigliere generale Mary Elcano ma non si sa ancora se Elcano intenda mantenere al loro posto i collaboratori che Everson aveva portato con sé assumendo l’incarico. Tra dimissioni forzate e uscite improvvisate, è la sesta volta nel giro di cinque anni che la Croce Rossa si ritrova senza un presidente. Toccherà ora ad una speciale commissione vagliare eventuali candidature. Da qualche parte si fa già il nome di Frances Townsend, fresca dimissionaria dal dipartimento di Sicurezza USA , ma la notizia non è stata confermata. Bonnie Hunter, capo del direttivo si è detta “profondamente rattristata” dalla vicenda, ma ha anche sottolineato che la situazione personale di Everson era ormai incompatibile con l’etica dell’organizzazione.<span id="more-483"></span></p>
<p>Un modo come un altro per precisare che la Croce Rossa è indignata per la relazione extra-coniugale di Everson con una sottoposta. Che poi tanto sottoposta non è perché, dopo un iniziale riserbo, si è scoperto che la signora in questione è Paige Roberts, a capo della Croce Rossa in Mississippi, con un passato di insegnante e giornalista. Non risulta per ora che siano stati presi provvedimenti nei suoi confronti.</p>
<p>Nella lettera di dimissioni, Mark Everson ha rinnovato la sua stima nei confronti della Croce Rossa dicendosi onorato di averne fatto parte ma i dirigenti temono che le sue vicende personali si ripercuotano sulle donazioni, che ammontano a due miliardi di dollari l’anno. Soldi che vengono gestiti con criteri identici a quelli di qualunque impresa commerciale. La Croce Rossa infatti non è un’istituzione religiosa come molti credono, ma una vera e propria azienda. L’unica differenza è che non deve rendere conto a nessuno della gestione finanziaria e decide autonomamente sulle retribuzioni del personale che, per contratto, è però tenuto a seguire le direttive “morali” stabilite dalla dirigenza.</p>
<p>In 126 anni, l’operato della Croce Rossa è spesso stato criticato dal pubblico. Per evitare nuove accuse di corruzione, i vertici avevano deciso di affidare la presidenza ad una personalità dall’etica professionale impeccabile e con alte doti morali ma, al tempo stesso, esperto nella gestione di grandi capitali. L’unico che rispondesse a queste caratteristiche era Mark Everson. Sposato da 23 anni con Nanette Rutka, una dei consiglieri della Casa Bianca e padre di due ragazzi adottati in tenera età, aveva guidato con fermezza l’agenzia federale per i Tributi, riuscendo persino a recuperare parecchi milioni di dollari sottratti all’erario.</p>
<p>La nomina era stata accolta con favore unanime. D’altra parte, George Bush in persona aveva garantito sulla serietà e sull’autorevolezza di Everson. La notizia dell’idillio extra-coniugale è stata un pugno nello stomaco del presidente americano, che solo due settimane fa aveva firmato una legge per la riforma delle agenzie umanitarie. Fra l’altro, circola da più parti la voce che Roberts sia incinta e la vicenda sembra destinata a complicarsi ulteriormente.</p>
<p>Il contratto di lavoro tra la Croce Rossa e Mark Everson prevedeva uno stipendio di mezzo milione di dollari l’anno più diecimila dollari per eventuali spese mediche e una liquidazione da stabilirsi dopo cinque anni. Visto che le scadenze non sono state rispettate, la liquidazione non verrà corrisposta. Intanto, si sprecano opinioni e commenti di colleghi e collaboratori sulla vicenda. Per qualcuno, Everson e Roberts hanno inferto un duro colpo all’istituzione della Croce Rossa.</p>
<p>Altri, come Art Taylor, che dirige un ente che raggruppa parecchie organizzazioni umanitarie, sostengono che i due si sono comportati da persone immature e poco affidabili. Altri ancora, come Cass Wheeler, dell’Associazione Cardiopatici, considerano la storia “molto triste. Infine, un anonimo cittadino, nell’apprendere la notizia, ha commentato: “Un repubblicano con una donna? Non ci posso credere, erano anni che non accadeva!!”</p>
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